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venerdì, 30 gennaio 2009

Torino - Scontri e blocchi per il presidio dei rifugiati

Caricato il presidio di profughi e antirazzisti sotto la prefettura. I manifestanti si sono difesi con materiali recuperati sul posto, resistendo a quattro cariche. Solidali hanno bloccato alcuni viali, con barricate improvvisate, lungo il percorso tra l'area di porta palazzo e una delle palazzine occupate dai migranti.

IMMIGRATI, SCONTRI IN PIAZZA A TORINO
FERITI 6 AGENTI E UN GIOVANE DEI CENTRI SOCIALI

Cariche della Polizia, ieri sera in piazza Castello, il cuore di Torino, contro un centinaio di dimostranti, italiani e profughi africani, che spingevano, scandendo slogan minacciosi, tentando di entrare in Prefettura. Sei agenti e un giovane dei centri sociali sono rimasti feriti, i manifestanti sono poi stati dispersi con l'uso di lacrimogeni. Gli incidenti sono scoppiati dopo un corteo partito dal Municipio di Torino, al quale ha partecipato un centinaio di persone, immigrati africani e giovani dell'area antagonista che chiedono «aiuti concreti ai rifugiati politici» che da mesi occupano due edifici di Torino, uno comunale e un altro di proprietà privata. Nel pomeriggio di ieri due assessori comunali avevano ricevuto una delegazione dei dimostranti, senza, tuttavia, riuscire a soddisfare le loro richieste. Negli scontri sei agenti di polizia, cinque del reparto mobile e uno delle volanti, sono stati colpiti con pietre e bastoni e medicati al pronto soccorso per ferite lacero contuse alle gambe e contusioni. Ferito anche un dimostrante. Contro gli uffici della Prefettura sono stati scagliati un cassonetto dei rifiuti, lanciati cubetti di porfido e blocchi di neve ghiacciata. I manifestanti accusano la polizia: «Il nostro corteo - dice un esponente del Comitato di solidarietà profughi e migranti - è stato aggredito selvaggiamente. C'è un unico filo che unisce quello che è successo a Massa e a Lampedusa con l'aggressione a Torino. E nessuno vuole sentire le ragioni dei rifugiati politici, stufi di vivere nell'isolamento totale». Stando al racconto degli agenti in servizio alla Prefettura, si è trattato invece di un vero assalto respinto dalle forze dell'ordine intervenute in gran numero. La Digos ha sequestrato cubetti di porfido, pezzi di legno e metallo, un tombino, una pala e altri oggetti che i manifestanti hanno scagliato contro le forze dell'ordine, dopo avere distrutto alcune panchine e rovesciato cassonetti e cartelli stradali. La situazione è tornata alla piena normalità nella tarda serata: i manifestanti sono tornati negli edifici occupati, in via Bologna e corso Peschiera, dove vivono, complessivamente, circa 300 immigrati da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan. Le indagini sono coordinate dalla Digos.

 

postato da: sadexistance alle ore 30/01/2009 00:39 | link | commenti
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[Pe] Presidio contro la vivisezione

PRESIDIO DI PROTESTA
CONTRO LA VIVISEZIONE

Venerdì 30 Gennaio
PESCARA
DAVANTI Barklays bank
Dalle
15.30 alle 17.30 In Via G. BOVIO n. 132
Dalle
17.45 alle 19.00 in Via NAZIONALE
ADRIATICA n. 413 – 415
Contatti: uguaglianzaanimale@libero.it
Sito campagna contro vivisezione: www.stophls.net
Informa, partecipa, agisci!!!

postato da: sadexistance alle ore 30/01/2009 00:37 | link | commenti
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Napoli - Suicidio a Poggioreale

Questo detenuto aveva scontato 15 anni di carcere, gli mancavano gli ultimi 5-6 mesi per finire la condanna, sarebbe dovuto uscire intorno al luglio del 2009. Stanotte si è impiccato alle sbarre della propria cella, per il momento non si conoscono le ragioni che lo hanno indotto a compiere il gesto. Lo hanno trovato impiccato stamattina alle ore 7.00.
Questo detenuto, la sera di giorno 25 Gennaio, prima della chiusura delle celle aveva chiesto alla guardia di parlare con un medico, la guardia gli rispose che la visita medica doveva essere richiesta di mattina. Chissà, magari se avesse potuto parlare con il medico, non sarebbe arrivato a tanto.
Questo detenuto era di nazionalità croata, so che andava a dei colloqui con lo psichiatra del carcere e prendeva tutte le sere tranquillanti e sonniferi. Era da più di un mese che non scendeva al passeggio e non prendeva nemmeno il vitto dall'amministrazione carceraria, si era praticamente autoisolato.
Mi ero accorto che si era lasciato andare dopo la sua uscita dall'ospedale dove si era recato per degli accertamenti in seguito a delle fuori uscite disangue dalla bocca e dei disturbi ai polmoni.
Fu ricoverato per quasi un mese al centro clinico di San Paolo all'interno del carcere, lui però firmò le dimissioni a causa delle condizioni di vita in cella: niente tv, non era consentito farsi neanche il caffè... Venne quindi riportato al padiglione Venezia nel carcere di Poggioreale.
So anche che il detenuto aveva inoltrato una denuncia alla procura di Napoli.
Alla sua famiglia il mio cordoglio.

Dal carcere di Poggioreale, 26-1-2009 Mauro Rossetti Busa

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Prato - Detenuto morì dopo "caduta", assolto il medico che lo curò

È stato assolto "perché il fatto non sussiste" un medico in servizio nel carcere della Dogaia, che era accusato di omicidio colposo in relazione alla morte di un detenuto avvenuta il 22 gennaio di tre anni fa. Il medico, difeso da Federico Bagattini e Vanessa Lascialfari, è comparso ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Angela Fedelino ed è stato processato col rito abbreviato.
I fatti che hanno dato origine al processo risalgono al 2006. Il 16 gennaio un detenuto di 45 anni, pratese, in carcere per rapina, fu trovato agonizzante nella sua cella. In base alla ricostruzione fatta dalla stessa polizia penitenziaria, l’uomo era salito su una sedia per prendere qualcosa da un ripiano, aveva perso l’equilibrio e cadendo aveva sbattuto la testa sul pavimento. Le sue condizioni erano apparse subito molto gravi, ma solo alle 14 di quel giorno, quattro ore dopo l’incidente, fu trasferito all’ospedale, dove fu ricoverato in Terapia intensiva e morì il 22 gennaio.
Una consulenza medica della Procura ha concluso dicendo che il medico del carcere avrebbe dovuto essere più sollecito nel disporre il trasferimento in ospedale, ma che non c’è certezza sul fatto che il detenuto poteva essere salvato. Sulla base di queste risultanze il pubblico ministero Sergio Affronte ha chiesto la condanna, ma il giudice ha valutato che non ci fossero elementi sufficienti. La madre del detenuto si era costituita parte civile perché convinta che il medico avesse le sue responsabilità, e ovviamente non è stata soddisfatta dal verdetto.

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L'Aquila,Corteo eversivo, in 13 davanti al giudice

L’AQUILA. Approda in aula la prima tranche del procedimento riguardante il corteo eversivo che ci fu all’Aquila il 3 giugno 2007. Infatti la procura ha disposto il rinvio a giudizio per il 28 gennaio di 13 giovani che parteciparono alla manifestazione nazionale per protestare contro il carcere duro previsto dal 41 bis. Nel corteo vennero anche pronunciati slogan inneggianti alle nuove Brigate Rosse con riferimento a Nadia Desdemona Lioce detenuta all’Aquila. Va subito detto che le persone chiamate in giudizio nella prossima udienza, (quasi tutti sotto i 40 anni), sono imputate di reati minori mentre ci sono sotto accusa in un altro procedimento altre dieci persone (veneti e lombardi) che devono rispondere del più grave reato di istigazione a delinquere per il quale è in arrivo la richiesta di rinvio a giudizio. Un reato per il quale è prevista in caso di colpevolezza una pena fino a cinque anni di reclusione. Infatti costoro sono sospettati di avere pronunciato slogan inneggianti agli omicidi dei giuslavoristi Marco Biagi e Massimo D’Antona assassinati dalle nuove Br (poi sgominate) rispettivamente nel 2002 e nel 1999. I partecipanti al corteo che compariranno nelle imminente udienza hanno accuse diverse. Quattro di loro D.S., F.B., M.D.S. e A.S. , sono infatti accusati di avere imbrattato con scritte e disegni alcuni edifici del centro storico cittadino, in particolare via Andrea Bafile e corso Principe Umberto. Reato ancora tutto da dimostrare per il quale in caso di colpevolezza è prevista una multa. Altri giovani (insieme A.S. e D.S.) sono accusati, invece, di avere danneggiato la rete di recinzione esterna del carcere delle Costarelle di proprietà del ministero della Giustizia. Gli accusati sono P.G. , M.D.A. , S.C., M.E.M. , A.P. , M.U., F.S. , S.M. e R.F. Le indagini sono state fatte dalla Digos che ha individuato i sospettati sulla base di una serie di riprese filmate e centinaia di fotografie. Indagini che sono andate molto a rilento in quanto si è dovuto fare ricorso a informazioni attinte da altre questure anche ai fini della identificazione delle persone che parteciparono al corteo. L’indagine penale fu sollecitata anche da una serie di intrepellanze al ministro guardasigilli dell’epoca, Clemente Mastella . Ci furono anche degli elogi alla questura aquilana da parte delle istituzioni che dislocò decine di agenti lungo il percorso di alcuni chilometri del corteo. Nonostante alcuni slogan dai toni forti e, per certi aspetti provocatori, la calma ebbe il sopravvento e non ci furono i temutissimi scontri. Del resto gli aquilani disertarono in massa l’evento. (g.g.)

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mercoledì, 28 gennaio 2009

[Mi - Va] Presidi stopHLS

Il 30 gennaio parteciperemo alla settimana internazionale contro alcuni clienti e finanziatori di Huntingdon Life Sciences. La banca inglese Barclay's è al momento il principale azionista di questo laboratorio e saremo davanti ai loro uffici per ricordare che investire nella tortura e nella vivisezione è un pessimo affare. Le azioni di HLS sono crollate del 75% nell'ultimo mese e faremo in modo di farle crollare ancora di più. Per maggiori informazioni sulla campagna: www.stophls.net

VENERDI 30 GENNAIO Presidi StopHLS

Ore 8.00: Novartis, Largo Boccioni, Origgio (Varese)
Ore 11.00: Bayer, Viale Certosa 131, Milano
Ore 14.00: Barclay's, Via Mercanti 10, Milano

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Visions of war - italian tour 2009

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Lucca - Vietati i ristoranti etnici

Vietato aprire ristoranti etnici a Lucca. Il nuovo regolamento comunale per bar locali e ristoranti prevede che, nel centro storico del capoluogo toscano "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse".E la norma vale anche in caso di subentro. Tra le prime 'vittime' ovviamente i venditori di kebab, ma di fatto, la regola si può applicare anche ad altre cucine, come quella messicana, indiana o francese. A Lucca, quindi, si può mangiare solo italiano, anzi, preferibilmente 'lucchese'. In un altro punto, infatti, è previsto che 'nei menù deve essere presente almeno un piatto tipico lucchese, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia di Lucca'.Ma il Comune, nel varare il nuovo regolamento ha pensato agli arredi, che devono essere 'confacenti al centro storico stesso', e specifica che i locali devono fornire: 'sedie in legno, arredamento elegante e signorile anche nei dettagli', al personale che deve essere 'fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti nei quali si svolge il servizio e dovrà essere a conoscenza della lingua inglese'.A Lucca, come in moltissime città i locali hanno assunto il ruolo di luogo di ritrovo per i giovani, che spesso si fermano a chiacchierare fuori: il Comune ha voluto porre un freno anche a questo, prevedendo che sia il titolare a dover sorvegliare che gli avventori non consumino in strada 'creando, con questo comportamento, raduni di persone che ostacolino il normale scorrimento veicolare e/o pedonale, impediscano il riposo dei cittadini nelle ore notturne, diano origine a risse e incidenti o ostruiscano il normale accesso alle abitazioni'. Sempre il titolare, poi, dovrà aver cura che i giovani non vadano a sedersi sui gradini di monumenti, in luoghi destinati al culto nei pressi del locale o in luoghi di interesse storico, artistico o aree pubbliche. Un provvedimento che i giovani lucchesi non hanno accettato bene, tanto che già si sono sollevate le prime voci di protesta.

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lunedì, 26 gennaio 2009

Benevento - I udienza Vilipendio delle Forze Armate‏

Venerdì 30 Gennaio 2009 si terrà presso il Tribunale di Benevento la
prima udienza del processo per Vilipendio delle Forze Armate contro 5
anarchici.I reati imputati ai 5 compagni si riferiscono ad un’iniziativa
antimilitarista svoltasi in città il 4 Novembre 2006 (giornata delle forze
armate), quando in via vittime di Nassirya furono esposti striscioni contro
la guerra ed il militarismo e distribuiti volantini che spiegavano il
motivo per cui la suddetta via veniva simbolicamente ribattezzata in
memoria di Augusto Masetti, anarchico, disertore.
Ai compagni, oltre ad alcune frasi, ritenute vilipendiose, contenute nel
volantino – che alleghiamo di seguito – viene anche imputata la
comparsa di alcuni manifesti irriverentemente antimilitaristi,
“raffiguranti i militari dell’esercito con scritta del tipo “Meglio
nudi che in divisa” ”, comparsi la notte precedente.
Naturalmente quel che si processa non è qualche frase ritenuta
vilipendiosa, ma l’idea stessa che esistano individui e collettivi che
non aspettano che gli sia concesso dalle leggi e dallo Stato (o da alcuni
suoi apparati) la possibilità di agire, ma la libertà – in questo caso
di esprimersi e di manifestare - se la prendono quando, dove e come più
gli aggrada.
VIVA MASETTI, ABBASSO L’ESERCITO!
La storia ufficiale, si sa, la fanno i padroni; non ci sorprende per ciò
che nel giorno della fine del primo conflitto mondiale, se ne approfittino
ancora una volta per riproporre la loro propaganda militarista e
patriottica su cui in parte fondano il loro potere. La spacciano per la
vittoria della democrazia e la conclusione dei moti risorgimentali,
tralasciando le numerosissime insubordinazioni dei militari che durante
quel conflitto si rifiutarono di ammazzare fratelli che parlavano lingue
diverse ma costretti come loro a subire le violenze e lo sfruttamento degli
Stati che li utilizzavano nella loro guerra.All’epoca, l’Italia, così come tutti gli altri Stati, si affidava
ancora all’utilizzo dell’ideale patriottico, per mobilitare e
militarizzare la popolazione preparandola alla guerra. Strappava alle
città e alle campagne ragazzi poco più che diciottenni, mandandoli al
macello, facendoli combattere per difendere gli interessi e i privilegi dei
ricchi, facendogli sparare contro chi lavora in nome del cosiddetto ordine
pubblico.Quel sanguinoso conflitto di cui “lor signori” si vantano e che costò
la vita a 8 milioni e mezzo di uomini in nome dello Stato e del Capitale si
è concluso, ma con lui purtroppo non si è estinta l’idea stessa della
guerra. Oggi sono cambiate le armi, è cambiata l’epoca, sono cambiate le
facce dei padroni che invitano ancora a combattere, casomai con la scusa
delle “missioni di pace”, ma la guerra esiste ancora. E’ una guerra
combattuta sul fronte interno contro chi non accetta che ci sia qualcuno
che, seduto in poltrona, possa decidere della vita di tanti altri, contro
chi non vuole sottomettersi alle regole del “produci-consuma-crepa”,
contro chi pensa che sia possibile vivere senza padroni che quotidianamente
ti derubano dei prodotti del tuo lavoro; E’ una guerra combattuta sul
fronte esterno per spartirsi il mondo, accaparrarsi le zone ricche di
materie prime utili a far affari, impossessarsi di forza lavoro a basso
costo che possa produrre tanto ed a costo zero. Inoltre i padroni hanno
capito che se c’è da fare affari seri, c’è bisogno anche di chi possa
difendere seriamente questi affari, di conseguenza, il servizio di leva
obbligatorio è stato eliminato, ma solo perchè gli Stati avevano bisogno
di forze professionali, di professionisti dell’assassinio. Continuano con
la loro propaganda patriottica, ma visto che è poca la gente che per
un’ideale così balordo come quello della patria e della nazione è
disposto a perdere la vita, hanno deciso di “incentivare” le bestie
pronte alla mattanza, offrendogli la possibilità di guadagnarsi qualcosina
in più di un semplice impiegato. E così si assiste all’esodo di
centinaia di ragazzi, che soprattutto dal sud, partono in mimetica per il
fronte spesso ritornando a casa in una cassa di legno avvolta in una
bandiera, e tutto per riuscire a scappare dalla disoccupazione,
dall’ignoranza e dagli stenti a cui lo Stato e il Capitale costringono.
Proprio perché siamo contro tutti gli eserciti, contro la violenza legale
degli Stati, contro l’autoritarismo e la gerarchia abbiamo deciso di
sostituire in questo giorno la targa presente nella nostra città
intitolata ai mercenari italiani morti a nassirya in una delle ultime
guerre imperialiste, guerra che in questo caso puntava alla conquista di
qualche pozzo di petrolio spacciandosi per guerra umanitaria. L’abbiamo
sostituita con una targa in memoria di Augusto Masetti, muratore, anarchico
che il 30 ottobre 1911, nella caserma Cialdini di Bologna costretto alla
partenza per la guerra di Libia espresse il suo netto rifiuto esplodendo un
colpo col suo fucile contro il tenente colonnello cavalier Stroppa,
incitando i suoi commilitoni a ribellarsi e a vendicare i compagni caduti
in Africa. Masetti rappresenta per noi uno dei più alti esempi di
diserzione, il soldato che disse no alla guerra!
Contro la patria, contro lo Stato, abbasso l’esercito, viva l’Anarchia!
postato da: sadexistance alle ore 26/01/2009 20:19 | link | commenti
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Lampedusa - Evasione di massa dal Cpt

Tutti i 1.300 migranti ospiti del Centro di prima accoglienza dell'isola sono fuggiti poco dopo le 10 dal centro, forzando i cancelli d'ingresso e riuscendo ad aggirare i controlli delle forze dell'ordine. Gli extracomunitari si stanno dirigendo in corteo verso la piazza del Municipio e gridano slogan: "Libertà, aiutateci". La polizia li sta affiancando lungo il percorso senza intervenire .Torneranno in piazza, questa mattina, i lampedusani che protestano da giorni contro la realizzazione, sull'isola, di un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) dei migranti. Dopo il corteo e il sit-in davanti al Centro di prima accoglienza (Cpa) organizzati ieri, giornata di sciopero generale, alle 10 i cittadini si troveranno davanti al municipio per consegnare simbolicamente le schede elettorali, gesto emblematico del dissenso verso le scelte del Viminale. Ieri, sull'isola, era arrivata una delegazione del Partito democratico, che ha visitato il centro d'accoglienza, presidiato fino a tarda sera da un gruppo di manifestanti. Ieri sera, durante una seduta straordinaria del consiglio comunale, si era dato vita ad un coordinamento che dovrà pianificare le ulteriori iniziative di protesta. Proseguono intanto i lavori per l'allestimento del Centro di identificazione ed espulsione dei migranti voluto dal Viminale. I tecnici del vigili del fuoco stanno valutando se occorrono opere strutturali per rendere operativa il centro che sarà ospitato nell'ex base navale Loran della guardia costiera. Attualmente l'immobile, dismesso da anni, ospita una settantina di donne trasferite dal Cpa di Lampedusa in cui si trovano 1.300 extracomunitari. In giornata dovrebbero essere organizzati trasferimenti verso centri di permanenza del Continente. dell'inviata Lara Sirignano LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Tra la disperazione urlata di un migliaio di migranti ammassati nel cpa di Lampedusa e la rabbia degli abitanti dell'isola c'é la sottile recinzione metallica del centro di accoglienza. Divide la paura del rimpatrio e il dolore per giorni di fame e freddo, patiti in una struttura arrivata ad ospitare 1800 persone, dall'esasperazione dei cittadini, scesi in piazza per dire no alla realizzazione del nuovo Centro annunciato dal Viminale, stavolta non di accoglienza, ma di identificazione ed espulsione degli extracomunitari irregolari. Ma, alle proteste dei lampedusani, che in massa hanno aderito allo sciopero generale indetto da un'amministrazione comunale schierata, in modo bipartisan, contro la politica dei rimpatri del ministro Maroni, il governo ha risposto con l'annuncio dell'apertura, nell'ex base navale Loran, da tempo dismessa, del contestato centro di identificazione. Una decisione fortemente criticata dalla delegazione del Pd sbarcata oggi sull'isola. L'arrivo dei parlamentari dell'opposizione, scortati dalla polizia, viene accolto dagli applausi della gente. "Maroni ci ha tradito" gridano, rivolti al vicesegretario del Pd Dario Franceschini. In testa il sindaco Dino De Rubeis che guida la protesta. "Non siamo razzisti - spiega - non abbiamo nulla contro i migranti, ma pensare a un nuovo centro che sarebbe una sorta di lager è impensabile. I rimpatri diretti da Lampedusa sono impraticabili e ritenere che tutti gli extracomunitari che arrivano debbano restare da noi, fino al trasferimento nel loro Paese, è assurdo. Il centro ha una capienza massima che non può essere superata se non a discapito della dignità di chi vi alloggia". Urla anche oltre il cancello di metallo che separa il Cpa dal resto dell'isola, una struttura inaugurata poco più di un anno fa, nata per ospitare massimo 800 persone, in continua emergenza. I migranti - stasera nel centro, ne resteranno circa 1300 - cercano di parlare con i politici e i giornalisti fatti entrare nel cpa insieme alla delegazione. "Aiuto, liberateci" gridano tentando di arrampicarsi sulla recinzione. Ognuno ha una storia da raccontare. La maggior parte é nel Cpa da settimane. "Siamo venuti in Italia pensando che fosse il Paese della libertà - impreca Abdelrazec, 31 anni tunisino - E invece ci tengono qui dentro ammassati come bestie, il cibo è poco e il futuro è il rimpatrio". "Sono scappato dalla mia Terra - interviene Lamin, senegalese di 23 anni, - perché non avevo da mangiare. Voglio solo un lavoro". Molti hanno ancora negli occhi la paura di un viaggio per mare durato settimane e pagato migliaia di euro. I politici del Pd fanno fatica ad ascoltare tutti. Un rapido giro nel centro - brandine schierate lungo i corridoi, materassini bagnati d'acqua, le tende usate per gli ultimi arrivati - basta a Franceschini per parlare di "condizione disumana". Il vicesegretario del Pd invoca il rispetto dei trattati internazionali e delle leggi italiane che distinguono la condizione dei possibili richiedenti asilo da quella degli altri migranti. A esprimere preoccupazione per la condizione dei rifugiati è anche la portavoce dell'Unhcr Laura Boldrini. "La notte scorsa - dice - sono state trasferite nella ex base Loran, che oggi è stata definita dal consiglio dei ministri un Centro di identificazione e di espulsione, un gruppo di donne, molte delle quali sono richiedenti asilo. E questo appare incomprensibile". Al ministro Maroni oggi si sono rivolti anche gli enti di tutela dei rifugiati riuniti nel Tavolo Asilo che hanno chiesto la "sospensione delle nuove misure restrittive applicate a migranti e rifugiati arrivati via mare a Lampedusa". La tensione, montata tutto il giorno tra i lampedusani, riuniti in un consiglio comunale straordinario, in serata è sfociata in scontri con la polizia. Vittima un ragazzo di 16 anni, ricoverato in ospedale. "L'agente che l'ha colpito pagherà", grida il padre che presenterà denuncia.

postato da: sadexistance alle ore 26/01/2009 01:52 | link | commenti (1)
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